domenica 14 ottobre 2012

QUANDO I CIALTRONI FANNO LE LEGGI ! ! !




Legge di stabilità, chi ci guadagna davvero?

10/10/2012 - I conti su Iva e Irpef. L'effetto sui redditi alti, medi e bassi. E le altre norme su pensioni di invalidità e statali 

Legge di stabilità, chi ci guadagna davvero?
Detassare la produzione e tassare i consumi. L’effetto del taglio Irpef e dell’aumento dell’Iva annunciato dal governo nella Legge di Stabilità è questo. Ma come influisce nelle tasche degli italiani? Vediamo nel merito cosa cambia e che succede conl’intervento adottato dal governo che, di fatto, riduce l’Irpef di un punto sulle prime due aliquote ma, contemporaneamente, assorbe solo a metà il previsto aumento dell’Iva che scatterà a luglio. Ma le scelte fiscali non sono mai neutrali.
A FARLA SEMPLICE – A farla semplice, scrive l’Ansa, c’è sempre qualcuno che vince e qualcuno che perde. Una manovra dello stesso importo, utilizzata per ridurre l’Iva o per abbattere l’Irpef, puo’ pero’ avere effetti differenti. Allora, il calo di un punto di alcune aliquote Irpef e’ piu’ conveniente di quello dell’Iva, o viceversa? Ad esserne beneficiati sono piu’ i ricchi o i poveri? Qual’e’ l’effetto sui consumi? Questi intanto sono i punti principali della Legge di Stabilità, in un’infografica di Centimetri:
CALO IVA DA 2014 NON COPRE CALO IRPEF – La riduzione delle due aliquote Irpef che assorbe solo un punto di Iva è vantaggiosa solo per il 2013 quando a fronte di 5 miliardi dello sgravio Irpef si contrappongono circa 3,5 miliardi di maggiore Iva relativa ad un solo semestre. Nel 2014 il rincaro Iva sara’ per un interno anno: varra’ quindi 7 miliardi, due in piu’ dello sconto Irpef.  Le due imposte si applicano su basi imponibili diverse e quindi gli effetti sono diversissimi a seconda dei contribuenti: lo sconto Irpef vale al massimo 280 euro l’anno, ha calcolato il Caf Cisl. L’Iva invece tassa i consumi e potrebbe erodere tra i 273 euro (calcoli Codacons) e i 500 euro (Coldiretti): l’aumento di un punto delle aliquote intermedia (dal 10 all’11%) e alta (dal 21 al 22%) colpisce l’acquisto di quasi tutti i beni, con l’esclusione di quelli considerati essenziali come il pane o la pasta. La futura aliquota dell’11%, ad esempio, si applichera’ sui libri di scuola e sul latte, sui medicinali e sulle carni, sull’energia elettrica e sul cinema.
CHI CI PERDE – Di fatto a perderci, nello scambio Irpef-Iva sono le famiglie che consumano piu’ di quanto risparmiano, quelle cioe’ a reddito medio basso. Ma ci rimettono anche i commercianti. E’ vero che c’e’ un aumento dei prezzi (la Confcommercio se lo aspetta di 8 decimi di punto) ma questo non da piu’ guadagni, bensi’ frena i consumi. Questi invece i calcoli della Cgia di Mestre nell’infografica di Centimetri:
Secondo la Confcommercio, invece, l’aumento dell’Iva per compensare la riduzione delle aliquote Irpef piu’ basse comportera’ una perdita sui consumi nel 2014 tra i 5 e i 7 miliardi. L’aumento dei prezzi comporterà un gradino di 8 decimi di punto nel luglio 2013, per un’inflazione che passera’ nella media del 2013 dal previsto +1,8% a +2,2%, ridurra’ il valore, in termini di potere d’acquisto, di tutti i risparmi attualmente detenuti dalle famiglie. Secondo l’organizzazione e’ verosimile una riduzione dei consumi nel 2013 rispetto allo scenario di base (-0,8%) di un ulteriore decimo di punto (quindi a -0,9%) con effetti sul 2014 “ben peggiori” e quantificabili complessivamente in 3-4 decimi di punto (quindi da +0,5 a +0,1-0,2%).
L’EFFETTO SUGLI STATALI – I dipendenti pubblici nel periodo 2010-2014 perderanno fino a 290 euro al mese e 6.000 euro in media in totale, sommando il blocco dei contratti, l’indennita’ di vacanza contrattuale e l’aumento dell’inflazione. A calcolarlo e’ la Fp Cgil commentando le novita’ contenute nella legge di stabilita‘. “In termini di cassa i dipendenti pubblici perderanno 8.000 euro medi nei cinque anni per effetto del blocco dei contratti dal 2010 al 2014, dello stop alla indennita’ di vacanza contrattuale e per l’aumento dell’inflazione. Una perdita di potere d’acquisto fino a 290 euro in meno al mese”, spiega Vincenzo Di Biasi, responsabile dell’ufficio studi di Fp Cgil. In particolare la Fp Cgil ha calcolato che a perdere più degli altri saranno i dipendenti degli enti pubblici non economici (quali Inps, Inail, ecc) con -290 euro, -270 eruo ai dipendenti delle Agenzie fiscali, i dipendenti del Servizio sanitario nazionale -230 , quelli delle Regioni e delle autonomie locali -215 e i minsireiali -210. Inoltre, sottolinea Di Biasi, un’ulteriore perdita del potere d’acquisto deriverebbe dalla riduzione del salario di produttivita’ stimabile fra i 350 e i 700 euro, a seconda dei settori.
MEGLIO AI RICCHI O AI POVERI? – Le sole modifiche dell’Irpef hanno un impatto differenziato a seconda del reddito. Fino a 7.500 euro di reddito c’e’ la no tax area, nessun beneficio e nessun aggravio. Di certo gli incapienti – cioe’ i circa 8 milioni di contribuenti a bassissimo reddito – non guadagnano nulla dall’Irpef, mentre pagheranno piu’ Iva: insomma, ci perdono. Meno male va alla classe di reddito fino a 15.000 euro di reddito che vede calare di un punto l’aliquota. Ma lo sconto, in questo caso, non è pieno: non arriva ai 280 euro massimi che si raggiungono con la seconda aliquota. Sopra questa soglia e fino a 28.000 euro c’e’ il calo anche dell’aliquota del 27%. Le tabelle sono chiare, guardando la sola aliquota, lo sconto sale al crescere del reddito. Ma c’e’ l’effetto detrazioni-deduzioni, sulle quali scatta una stretta: arriva una franchigia di 250 euro che puo’ costare 48-65 euro di maggiori tasse; e un tetto di 3.000 euro alle detrazioni che puo’ pesare anche 190 euro.
Come dire: il ricco ci guadagna ma solo se non ha troppe spese da scontare.
ATTENTI ALLA PENSIONE D’INVALIDITA’ – Sia le pensioni di guerra sia le pensioni di invalità saranno ora tassate con l’Irpef se il reddito è superiore ai 15.000 euro: sono tra i perdenti di questa manovra. Salvaguardata, invece, la fascia bassa dei contribuenti. La manovra prevede anche l’introduzione di un bollo sulle transazioni finanziarie, una Tobin Tax italiana. Il nuovo balzello non si applichera’ sui titoli di Stato e quindi sono salvi i Bot-People. Paghera’ di piu’ chi acquista e vende titoli, e quindi chi specula sulla borsa, molto meno i cassettisti che una volta acquistato il titolo scommettono su un guadagno dai tempi lunghi.


FONTE:  http://www.giornalettismo.com/archives/536701/legge-di-stabilita-chi-ci-guadagna-davvero/ 


"FINALMENTE" COLPITA LA PIU' PERICOLOSA DELLE CASTE!!!!
(Vergogna!!! Con le loro carrozzine fatte tutte di platino!)


Nessun commento:

Posta un commento