venerdì 3 maggio 2013

T.F.R. (TUTTI FONDI RASCHIATI) ! ! !


SE L'AZIENDA NON PAGA,BOOM DI CAUSE IN TRIBUNALE.

Duemila dipendenti trevigiani hanno denunciato imprese per TFR e stipendi non versati .
E il 75% di queste è ancora attivo. Ditte fallite ,contenziosi triplicati in 3 anni.


TREVISO
E' guerra legale tra dipendenti e aziende. In meno di due anni sono oltre 1.500 le vertenze disposte dai lavoratori trevigiani per il recupero di stipendi, Tfr e contributi. Il 60% rispetto al periodo pre-crisi. Tutte spettanze previste ovviamente dal contratto, ma pagate a singhiozzo dalle imprese, o non pagate per la crisi di liquidità,E QUINDI LE AZIENDE SI SONO SPESE I TFR DEI DIPENDENTI. Nei casi più gravi si passa dalla diffida all'ingiunzione di pagamento presentata dagli avvocati chiamati in causa dal sindacato, i cui uffici vertenze stanno scoppiando.
Il bilancio registrato dalla Cgil di Treviso, ha a che fare peraltro con imprese ancora in attività, che continuano a lottare per garantire la continuità aziendale pur tra mille difficoltà. Se si prende infatti in considerazione l'andamento del recupero dei crediti dei lavoratori legati ad aziende già fallite, la situazione si fa ancora più grave. Le azioni indette nel 2010 sono state 710, nel 2011 se ne contano 436. Più del doppio rispetto alle 162 del 2007, quando le imprese navigavano in acque poco agitate.
«E' in atto un deterioramento graduale dei rapporti di lavoro – racconta Antonio Ventura, responsabile ufficio vertenze della Cgil – Le aziende hanno sempre meno liquidità e faticano a pagare anche gli stipendi ai dipendenti. Dopo un po' di mesi il lavoratore non ce la fa più e deve passare alle maniere forti, spesso licenziandosi per cercare un impiego più sicuro E proprio qui che spesso scoppia la bolla. Si sono moltiplicati i casi in cui i soldi del tfr, il trattamento di fine rapporto, non esistono più. Denaro che appartiene al lavoratore ma che l'azienda, invece di accantonare come impone la legge, spende per auto finanziarsi. Pratica consolidata nel tempo ma che si è rivelata ora un castello di carta: le banche non concedono più credito, e quindi resta il buco».
Secondo la casistica, poi, il ritardo prolungato nei salari rappresenta la vera spada di Damocle sulla testa delle aziende. A differenza di fornitori e banche, i dipendenti riescono a reggere per pochi mesi, passando poi ad azioni energiche. Negli ultimi due anni è aumentato il grado di conflittualità tra le parti. Fatta la somma tra le vertenze per il recupero crediti aperte verso aziende attive e fallite, si contano oltre duemila casi in due anni: di questi oltre la metà passa dalla semplice diffida all'ingiunzione fino alla presentazione della istanza di fallimento da parte degli stessi dipendenti. «Una volta bastava un avviso di maniera per fare ragionare le aziende, raramente si passava a ingiunzioni e tribunali – continua Ventura – I nostri uffici sono presi d'assalto da famiglie che aspettano soldi da mesi e non ce la fanno più a tirare avanti”.



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